Hai mai sentito parlare della teoria dell’iceberg di Hemingway? In poche parole, essa consiste nel lasciare emergere i segreti di una storia senza però rivelare tutti i dettagli al pubblico di lettori. La storia è paragonata ad un iceberg visibile solo in parte, per circa un ottavo, mentre il resto resta sotto la superficie del mare. Questa tecnica narrativa, conosciuta anche come teoria dell’omissione, fu ideata da Ernest Hemingway. Nelle sue storie, egli non descriveva ogni dettaglio degli eventi, ma soltanto i punti chiave, permettendo alle azioni di lasciar trasparire le emozioni dei personaggi.
Scrivere dando importanza alla qualità: la sfida di Hemingway
La scrittura di qualità è una sfida quasi insormontabile, richiede uno sforzo titanico. Ernest Hemingway, ad esempio, iniziava la sua giornata di scrittura ogni mattina alle prime luci dell’alba. Scriveva in una stanza colma di libri e oggetti di vario genere, dove sembrava regnare un caos apparente ma in realtà era un disordine ben studiato. Si alzava in piedi, posizionandosi di fronte a un tavolo di legno su cui poggiava la sua macchina da scrivere, e rimaneva lì per ore, spostando il peso da una gamba all’altra. In quella stanza, che fungeva anche da camera da letto, imponeva questa disciplina fino a circa mezzogiorno, quando interrompeva la scrittura per fare il suo tuffo in piscina. A mezzogiorno, la scrittura terminava e iniziava la sua vita quotidiana. Prima di lasciare la scrivania, annotava il numero di parole prodotte su un tabellone, concedendosi una giornata intera di pesca solo quando il risultato era eccezionale.
Teoria dell’Iceberg di Hemingway: la spiegazione
La Teoria dell’Iceberg di Hemingway ha trovato applicazione in vari contesti nel corso della storia, sia nel campo letterario che in quello delle risorse umane. In questo articolo sarà presentata l’applicazione di questa teoria in ambito psicologico. Secondo la teoria di Hemingway in psicologia, infatti, ci concentriamo solo su ciò che percepiamo immediatamente, mentre il resto passa inosservato. Egli, lo scrittore, fa un parallelo con un iceberg, dove esiste una parte conscia dell’informazione e una parte inconscia. Immaginate di essere su una nave e di avvistare un iceberg in lontananza. Cosa vedete? Una massa di ghiaccio. Tuttavia, sotto quell’iceberg, c’è una massa di ghiaccio gigantesca nascosta alla vista che lo sorregge e gli conferisce solidità, proprio come potete vedere nell’immagine.
Si tratta quindi di un principio di scrittura attribuito all’autore che è diventato una delle regole fondamentali da seguire per uno scrittore o per chiunque voglia scrivere una storia. Come ben sappiamo, la caratteristica distintiva di un iceberg è che vediamo solo la punta di ciò che giace sotto la superficie dell’acqua. Applicando lo stesso concetto alla scrittura, emergerebbe un processo basato sull’omissione. Questo vuol dire che quando si vuole scrivere un racconto o una storia, non è necessario raccontare tutto, anzi, è importante far sì che il lettore percepisca da solo anche ciò che non è esplicitamente scritto sulla pagina. Perché, in un certo senso, è presente, anche se in modo indiretto.
L’importanza di non dire tutto
La teoria dell’iceberg, quindi, ruota attorno al concetto di omissione. Non bisogna dire tutto, anzi, è essenziale far sì che il lettore comprenda e percepisca anche ciò che non è presente esplicitamente sulla pagina. Questo concetto è fortemente influenzato dal fatto che Ernest Hemingway era un giornalista di professione, abituato a scrivere in spazi limitati e a concentrarsi sulle informazioni essenziali. Di conseguenza, il suo stile, che potremmo definire minimalista, diventa il suo marchio di fabbrica nella narrazione.
Nelle sue storie, c’è sempre molto di più di quanto il lettore possa effettivamente leggere. La storia si sviluppa attraverso le azioni, la trama, i dialoghi e brevi descrizioni; questa è la parte dell’iceberg che emerge dalla superficie. Ma la parte più grande, quella che rimane sotto l’acqua, comprende il tema, il sottotesto, i simboli, i sentimenti e le intenzioni. Questo stile, noto come minimalista, concentrato e sintetico, è diventato la firma distintiva dell’autore ed è sostenuto dalla convinzione che il significato più profondo di una storia non debba essere esplicito, ma debba emergere in modo implicito.
Teoria dell’iceberg di Hemingway: applicazione
Come applicare la teoria dell’iceberg di Hemingway alla scrittura? Se pensavi di trovare la soluzione a questo problema, rimarrai deluso. Esistono numerosi articoli, sia in italiano che in inglese, su questa teoria, ma basterebbe leggerne uno a caso, perché alla fine condividono tutti le stesse idee. Quali idee? Fondamentalmente, le stesse espresse adesso ma per cui nessuno offre una soluzione pratica o spiega come mettere in atto questa teoria dell’iceberg.
Immedesimati nei panni dei tuoi lettori. Comprendere chi costituisce il tuo pubblico ti permetterà di identificare le loro esigenze e le presupposizioni da cui partono. Tuttavia, tieni presente che la teoria dell’iceberg non è una scorciatoia. La sua corretta applicazione richiede abilità e pratica; non dovrebbe essere adottata semplicemente come alternativa alla descrizione di scenari o alle reazioni dei personaggi di fronte agli eventi.
“Se ometti o trascuri fatti o eventi di rilevanza che conosci, la tua narrazione ne esce rafforzata. Se lasci fuori qualcosa o la tralasci a causa della tua ignoranza, la tua storia perderà di significato.“
Hemingway, L’arte della narrazione
Per sfruttare appieno la teoria dell’iceberg, devi accettare che conoscerai sempre più dettagli sulla tua storia, i tuoi personaggi e il tuo mondo rispetto a quanto potrai effettivamente trascrivere sulla pagina. Questo ti conferisce un vantaggio indiscutibile. Se hai domande su come usare bene la teoria dell’iceberg nei tuoi scritti, puoi chiedere aiuto a qualcuno di cui ti fidi o far valutare il tuo romanzo da un esperto come la scrittrice Alessandra Cotoloni. Per imparare di più sulla scrittura, puoi visitare il blog di Alessandra Cotoloni. Se sei interessato a collaborare o hai curiosità sulla scrittura, non esitare a contattare Alessandra Cotoloni via e-mail.




